Gli articoli si guardano, le fotografie si leggono (Arrigo Benedetti)







mercoledì 12 dicembre 2012

12.12.12

Pensate, bambina cara, a sistemare la vostra vita per essere felice. 

Pensate che questo soltanto c'è da fare in questo mondo, 
che il passato non esiste e che si tratta solo 
di vivere dolcemente oggi e domani. 

Tutto il resto è illusione. 

Vi bacio teneramente 
e vi prego di scrivermi 
quando non avrete nulla da fare.

Françoise-Marie Arouet, Voltaire. "Lettere alla nipote" 



venerdì 26 ottobre 2012

London Council Housing and Planning Department. Aka Comune di Londra Ufficio Edilizia e Urbanistica

Intestazione / Presentazione (sulla porta e sul web): "Our housing and planning services providing assistance and advising landlords and tenants in the private sector to dealing with planning applications, enforcement, conservation and urban design". 
"Assistenza e consulenza sì sì, d'accordo, dite tutti così".















GIORNO 1.
Ti presenti personalmente, chi vuoi che ti risponda al telefono (pensi in automatico, come fossi in Italia). Uffici sul Tamigi. Vetro, acciaio, spazio poltrone, area caffè, silenzio, comfort. Chiedi dell'Ufficio Tecnico e degli orari di ricevimento. Ti porgono un telefono interno da cui effettuare la prenotazione per incontrare gli addetti. Telefonata lunga, ma cordiale. Spieghi cosa cerchi, gli dai le generalità: tue, dell'immobile e del proprietario committente; ti chiedono gli interventi che prevedi di fare (..a voce così al telefono? Sì a voce, così al telefono. Okay glielo racconto in due parole. Nice! Good stuff, very good). Ti forniscono un numero che sarà il tuo identificativo da quel momento alla chiusura lavori e ti lasciano con un appuntamento telefonico. Ti chiameranno per comunicarti data e ora del meeting. Ecco perché tante chiacchiere, non mi chiameranno mai. (Lo pensi in automatico, come fossi in Italia, mentre studi la prossima mossa per un contatto più "stringente").
Torni a casa, fai le tue cose. Ti squilla il telefono, è il responsabile dell'Ufficio Tecnico. Preambolo di cordialità tutte british, d'obbligo ma che fanno sempre bene. Agenda alla mano ti dice che sarebbe disponibile domani alle 11am o dopodomani alle 10am. Ti dice che con lui (che è ingegnere) ci sarà l'architetto e l'avvocato, in modo da partire su basi chiare e non lasciar questioni sospese sul progetto a farsi (ma se non sai nemmeno di cosa si tratta!). Okay, sarebbe da cogliere al volo l'appuntamento di domani ma sono impicciata. D'accordo per dopodomani. 10am. Mi annuncia che la runione non ha limiti di tempo, mi dice di portare tutti i documenti disponibili, li guarderemo insieme con calma uno per uno.
Thank you. Fine. See you then. Bye. (Uguale che in Italia).
Ti risalgono in conato tutte le volte che per anni, hai faticato per avere un appuntamento all'Ufficio Tecnico di dovunque. Ti ricordi le scuse per non riceverti. I telefoni che squillavano a vuoto. E quando finalmente incontravi qualcuno era sempre quello sbagliato, il meno adatto alle questioni che ponevi, l'interessato era sempre fuori stanza, in runione, irreperibile (comunque fuori luogo).
Te ne ricordi, è automatico. Poi ritorni alla telefonata appena ricevuta. Frazioni di secondo. E svieni.

GIORNO 2
10am o'clock. Stessa portineria, mi presento col numero identificativo e il tizio: "Hi good morning Emilia!" (.. Emilia???). Nicole, Stephan e Adnane mi aspettano nella stanza 12. Tavolo rotondo per 6, sedie ergonomiche molleggiate, caffè (immancabile) pareti vetrate, insonorizzate. Runione fiume, con i tre che si alzano a turno per sparire e tornare con libroni di codici, norme, moduli. Li aprono alle pagine contrassegnate mi spiegano cosa fare, come procedere, quanti incontri ancora avremo. L'edificio da ristrutturare è vincolato e per quel che ho sedimentato del concetto di "vincolato", censuro -in automatico- alcune delle soluzioni pensate, inutile spingerle fino all'approvazione finale. Mi spiegano che l'approvazione sarebbero loro medesimi-stessi-in-carne-e-ossa, e che il percorso di "partecipazione" tra council e designer è strutturato in modo da approdare ad una soluzione condivisa e non aspettarsi dinieghi. In un'ora di conversazione mai una perplessità, un non-è-possibile, un poi-vedermo. 
Ma sì è vero, come negarlo, uguale che in Italia! Partecipazione, discussione e condivisione trasparente -diremmo pubblica- del progetto. Io e le mie solite mitizzazioni del mondo anglosassone e della sua efficienza superiore.
Mi consegnano un pacchetto con una serie di moduli, norme, copie e controcopie della documentazione che servirà (nientedimeno c'è pure una stampa per ogni schermata web da visitare, in caso fossi proprio di coccio). Mi forniscono i loro recapiti personali, la raccomandazione di contattarli per ogni dubbio, la cronologia degli appuntamenti futuri. A corredo, una brochure sulle attività urbanistiche del council con gli interventi in atto e le trasformazioni previste, che serve per il "have your say" di rito (casomai non ti piace il tracciato di una strada glielo fai sapere..).

GIORNO 2 sera
A letto con sintomi da febbre "urbanistica". Ricordi-incubo che vanno agli uffici tecnici italiani alle facce dei tecnici (degli uffici tecnici) tutte così poco "tecniche". Domande che rimanevano senza risposte (a parte casi eccezionali, onore al merito). Domande costruite su strategie "trabocchetto" in modo da estorcere informazioni "involontarie". Una normalità fatta di professione una e trina dove dovevi essere l'architetto, il geometra, l'avvocato, il geologo e l'ingegnere di te stesso, oltre che l'addetto all'ufficio tecnico, e il suo psicologo -ovviamente-. E se ne sbagliavi una, delle tue molteplici specialità, era come al gioco dell'oca, azzeravi e ricominciavi da capo.

GIORNO 3 risveglio
Sorriso ebete. Beatitudine d'oltremanica. Stiracchiamento celeste.