Gli articoli si guardano, le fotografie si leggono (Arrigo Benedetti)







martedì 13 marzo 2012

Londra-Berlino: il colore della trasformazione




































Le nuove case di Renzo Piano brillano a Saint Giles nel cuore di Londra a due passi da Covent Garden e dai giardini del Soho, al posto dell’ex edificio del Ministero della Difesa.
Come quello, prendono tutto l’isolato, ma diversamente da quello, spezzano l’isolato in sei blocchi (colorati) e lo rendono accessibile da cinque punti diversi, tutti confluenti in uno spazio-piazza centrale, permeabile e attraversabile in ogni direzione.


Renzo dichiara che la scelta dei colori primari, quale elemento caratterizzante il nuovo complesso di appartementi e uffici a Saint Giles è stata ispirata dall’improvvisa sorpresa che viene dai colori brillanti in questa parte della città, tanto più forte –la sorpresa- quanto più grigio e abbandonato è stato questo angolo urbano del centro di Londra.

Nella peggiore giornata grigio-fog, il giallo e il verde e l’arancio degli edifici esposti a sud, sparano lontano l’energia del colore, mentre intorno gli edifici –grigi- adeguano i toni di grigio l’un l’altro, in una massa indistinguibile. Il colore delle case di Renzo attrae l’attenzione e ti spinge a riguardare il cielo, a cercare uno spiraglio di sole che invece non c’è, e a riporre di nuovo lo sguardo su quel colore, come in una attrazione ipnotica infantile. Tutta opera riflettente delle migliaia di pezzi di cotto colorato prodotti apposta -a Parigi- per rivestire i palazzi nuovi di Saint Giles.

Le case di Aldo Rossi, appartamenti e uffici realizzati a Berlino nel 1997, occupano un isolato dello Schützenquartier. Nascono al posto di un Hof residenziale per giornalisti e addetti al mondo della carta stampata, in un distretto chiamato proprio “Newspaper Area”, abbattuto durante la guerra.
L’isolato si presenta unitario ma diviso in blocchi e courtyards interne. All’esterno appare come un insieme di più edifici differenti.

Aldo dichiarerà che la composizione affianca due atteggiamenti progettuali: ricostruire e restaurare l’edilizia del passato e costruire edifici completamente nuovi, aggiunti, attaccati ai primi.
12 edifici variopinti si accostano, aderiscono, in una sorta di collage edilizio reso non già esclusivamente dal colore, bensì da una ricerca profonda di elementi e frammenti architettonici mutuati dalla storia come dall’edilizia urbana berlinese. Strenuo -isolato- tentativo di elaborare il peso della storia difficile di Berlino, attraverso segni e simboli urbani volti al ricordo della sua identità, non di certo alla sua cancellazione.

Le case di Renzo a Londra, distanti dodici anni dalle case di Aldo a Berlino, come quelle affidano al colore la forza del cambiamento, l’impatto della sorpresa. Come quelle costruiscono nuovi prospetti su strada in cui poter riconoscere l’identità della città che li ospita. Non è chi non veda nella maglia delle finestre di Saint Giles il ritmo vuoto/pieno delle facciate di Regent Street di John Nash del 1830, allo stesso modo in cui i prospetti su Schützenstrasse, Markgrafenstrasse, Zimmerstrasse, e Charlottenstrasse ricostruiscono la vecchia Berlino insieme al ricordo dei palazzi rinascimentali italiani e all’uso ironico di elementi classici decontestualizzati.

Il gioco delle costruzioni a Londra come a Berlino, parte dal colore.

(domus dic 2009)

























domenica 11 marzo 2012

W London Hotel, Leicester Square. Materia evanescente

Voglio una pelle di vetro: architettura dei riflessi che riflette sul senso dell’architettura

Leicester Square è la consunzione del senso di città trasformata in entertainment industry, luogo di cui diffidare per conoscere Londra. Inutile provare a ritrovarci quel che era negli anni Ottanta: sporco e vita espulsi altrove. Se va bene si inciampa nel red carpet della prima di un film; ma quel che colpisce non è tanto lo star system quanto la folla di curiosi compiaciuti solo di esserci.
Dove tutto è compiuto non resta che riflettere e osservare allo specchio quel che è. La pelle di vetro esonera l’architetto che progettava città dalle sue responsabilità civili più profonde, per obliterarle in nome di stile, moda e gesto individuale. Responsabilità congelate in un freezer bianco, auspicabile sugello di un necessario momento di riflessione. Appunto.
Seconda pelle come un velo, come un grande schermo di pixel, in onore del patrimonio cinematografico che significa Leicester Square. La sensibilità urbana è affidata all’artista Jason Bruges che comunica quella riflessione sulle cose attraverso luci, variabili al variare del giorno, fino a notte. Un sistema di telecamere registra la condizione della luce esterna e il colore che ne deriva sugli edifici circostanti. Quelle registrazioni vengono proiettate in brevi performances durante le ore di oscurità, attraverso un apparato di 600 luci disposte dietro i pannelli/filtro in vetro.
Di giorno il “freezer” è bianco, sembra anche ridursi nelle dimensioni, innocente e puro. Dal crepuscolo in poi sembra invece parlare, illustrare un racconto sulla città che è. Ognuno ne faccia quel che vuole, del racconto e della città. L’architetto vitruviano si attrezza in high tech per suggerire riflessioni urbane attraverso il manifesto della  “facciata reattiva”.

PS: all'interno l'hotel è strepitoso.
Ma il St. John accanto è decisamente più british.







Jestico + Wiles.