Voglio una pelle di vetro: architettura dei riflessi che riflette sul senso dell’architettura
Leicester Square è la consunzione del senso di città trasformata in entertainment industry, luogo di cui diffidare per conoscere Londra. Inutile provare a ritrovarci quel che era negli anni Ottanta: sporco e vita espulsi altrove. Se va bene si inciampa nel red carpet della prima di un film; ma quel che colpisce non è tanto lo star system quanto la folla di curiosi compiaciuti solo di esserci.
Dove tutto è compiuto non resta che riflettere e osservare allo specchio quel che è. La pelle di vetro esonera l’architetto che progettava città dalle sue responsabilità civili più profonde, per obliterarle in nome di stile, moda e gesto individuale. Responsabilità congelate in un freezer bianco, auspicabile sugello di un necessario momento di riflessione. Appunto.
Seconda pelle come un velo, come un grande schermo di pixel, in onore del patrimonio cinematografico che significa Leicester Square. La sensibilità urbana è affidata all’artista Jason Bruges che comunica quella riflessione sulle cose attraverso luci, variabili al variare del giorno, fino a notte. Un sistema di telecamere registra la condizione della luce esterna e il colore che ne deriva sugli edifici circostanti. Quelle registrazioni vengono proiettate in brevi performances durante le ore di oscurità, attraverso un apparato di 600 luci disposte dietro i pannelli/filtro in vetro.
Di giorno il “freezer” è bianco, sembra anche ridursi nelle dimensioni, innocente e puro. Dal crepuscolo in poi sembra invece parlare, illustrare un racconto sulla città che è. Ognuno ne faccia quel che vuole, del racconto e della città. L’architetto vitruviano si attrezza in high tech per suggerire riflessioni urbane attraverso il manifesto della “facciata reattiva”.
PS: all'interno l'hotel è strepitoso.
Ma il St. John accanto è decisamente più british.
Jestico + Wiles.